Finanziamenti alle imprese innovative

La legge di stabilità 2015 (legge n. 190 del 2014, comma 35) ha disposto, a decorrere dal 31 dicembre 2014, la cessazione del fondo per la concessione di un credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo con particolare riferimento alle piccole e medie imprese, nonché per ridurre il cuneo fiscale, previsto dalla legge n. 228 del 2012 (commi 95-97). Tale agevolazione è ora assorbita dalla nuova formulazione del credito d’imposta per ricerca e sviluppo disciplinato dall’articolo 3 del D.L. n. 145 del 2013.

 

Detto fondo è istituito presso la Presidenza del Consiglio ed è finanziato dalla progressiva riduzione degli stanziamenti di bilancio destinati ai trasferimenti e ai contributi alle imprese. Il Ministro dell’economia e il Ministro dello sviluppo economico sono tenuti a riferire alle Commissioni parlamentari competenti circa l’individuazione e la quantificazione dei trasferimenti e dei contributi concessi, ai fini dell’adozione delle conseguenti iniziative di carattere normativo.innovation

L’articolo 3 del D.L. n. 145 del 2013 ha istituito un credito di imposta a favore delle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo. In sintesi, la misura prevedeva un credito d’imposta pari al 50 per cento delle spese incrementali sostenute dalle imprese rispetto all’anno precedente, con un’agevolazione massima di 2,5 milioni di euro per impresa ed una spesa minima di 50 mila euro in ricerca e sviluppo per poter accedere all’agevolazione.

 

La legge di stabilità 2015 (L. 190/2014) ha modificato tale disciplina (commi 35 e 36) in più punti:

  • L’aliquota dell’agevolazione è ridotta dal 50 al 25 per cento. L’aliquota resta al 50 per cento per le spese relative al personale altamente qualificato impiegato in attività di ricerca e sviluppo e per i contratti di ricerca con università ed enti di ricerca e start-up innovative;
  • L’importo massimo per impresa è aumentato da 2,5 milioni a 5 milioni di euro per impresa;
  • La soglia minima di investimenti agevolabili è ridotta da 50 mila a 30 mila euro;
  • Per poter beneficiare del credito d’imposta, gli investimenti devono essere effettuati dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 fino a quello in corso al 31 dicembre 2019;
  • Non è previsto un limite di fatturato delle imprese (il previgente articolo 3 prevedeva come condizione un fatturato annuo inferiore a 500 milioni di euro);
  • Non sono contemplate le spese relative alla creazione di nuovi brevetti (anche in considerazione della disciplina sul patent box);
  • Per la fruizione del credito d’imposta non si applica il generale limite annuale di 250.000 euro;
  • È eliminata la procedura di istanza telematica per usufruire del credito d’imposta;
  • È eliminato il riferimento al limite massimo di stanziamento di euro 600 milioni per il triennio 2014-2016;
  • La copertura non si avvale dei fondi strutturali comunitari, ma dall’abrogazione di alcune agevolazioni (credito d’imposta per i lavoratori altamente qualificati e Fondo per credito d’imposta per ricerca e sviluppo) che vengono assorbite dal credito d’imposta in commento.

Il decreto 27 maggio 2015, del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, ha individuato le disposizioni applicative necessarie per poter dare attuazione al credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo di cui all’art. 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, così come sostituito dall’art. 1, comma 35, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, nonché le modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese sostenute a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, le cause di decadenza e di revoca del beneficio, le modalità di restituzione del credito d’imposta indebitamente fruito.

L’Agenzia delle entrate con la circolare n. 5/E del 2016 ha fornito le linee guida su come applicare il nuovo credito d’imposta per ricerca e sviluppo alla luce delle modifiche introdotte dalla legge di Stabilità 2015: sono forniti chiarimenti in merito ai presupposti soggettivi ed oggettivi di accesso al beneficio, alle modalità di calcolo e di utilizzo, nonché in ordine alle ipotesi di cumulo con altre agevolazioni e agli adempimenti necessari per la corretta fruizione del credito di imposta. Il credito d’imposta è cumulabile con altri bonus, tra cui quello relativo agli investimenti in beni strumentali nuovi, previsto dall’articolo 18 del D.L. n. 91/2014. I costi ammissibili al credito di imposta rilevano per l’intero ammontare anche ai fini della determinazione del reddito agevolabile da Patent box. La nuova versione del credito d’imposta si caratterizza per una più rapida possibilità di fruizione da parte dei beneficiari e per una maggiore semplificazione delle procedure. Infatti, il bonus è ora concesso in maniera automatica, a seguito dell’effettuazione delle spese agevolate. Un’immediatezza che quindi esclude, al contrario del passato, il passaggio intermedio costituito dalla presentazione di un’apposita istanza per via telematica.

Si ricorda che in passato l’articolo 1 del D.L. 70/2011 aveva istituito un credito d’imposta, per gli anni 2011 e 2012, in favore delle imprese che avessero finanziato progetti di ricerca in Università o enti pubblici di ricerca le quali potessero sviluppare i progetti così finanziati anche in associazione, in consorzio, in joint venture ecc. con altre qualificate strutture di ricerca, anche private, di equivalente livello scientifico.

 

 

 

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